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Mi sono sbagliato si può dire?
Per esempio, se si vuole semplicemente dire che si è sbagliati, si può dire "ho torto" (lett. "ho torto", "ho qualcosa di sbagliato"), "ho sbagliato" (lett. "ho fatto torto", "ho commesso un errore"), "mi sono sbagliato" (ancora, "mi sono sbagliato").
Qual è la differenza tra "me" e "io"?
"Io e John" è il soggetto, quindi si usa "io". "Loro hanno dato la palla a me e John". "Me e John" è il complemento indiretto, quindi si usa "me".
È corretto dire a me mi piace?
Si può dire “a me mi piace”? RISPOSTA: In contesti formali, soprattutto scritti, è da evitare, perché pleonastico (lo stesso pronome è ripetuto, sebbene in forma diversa, due volte).
Perché non si dice il mio marito?
L'aggettivo possessivo non è preceduto da articolo quando è davanti a un nome di parentela al singolare (madre, padre, figlio, figlia, fratello, sorella, marito, moglie, ecc.), è preceduto dall'articolo se il nome di parentela è al plurale.
Come si dice mi hai chiamato o mi hai chiamata?
RISPOSTA: Tutte le varianti sono corrette. In casi come questi, cioè quando le particelle pronominali ricoprono la funzione di complemento oggetto e si trovano prima del verbo, è possibile scegliere liberamente l'accordo sia per il genere (anche se il pronome indica una persona di sesso femminile), sia per il numero.
Cosa rispondere a ti mangio?
Potresti semplicemente dire "sì, mangio".
Come si dice non ha potuto o non è potuto?
l'ausiliare avere è già obbligatorio nel caso in cui con l'infinito si combini un pronome atono: «non ho potuto venirci»; se invece il pronome atono viene prima delle forme verbali, si ricade nella regola generale che impone essere: «non ci sono potuto venire».
Perché non si può dire ma però?
Ma però non è un errore, come molti credono, e non è neppure una inutile ripetizione. È una semplice locuzione avverbiale rafforzata, come per esempio ma invece, mentre invece, ma tuttavia, ma nondimeno, ma pure.
Come dire mi fa piacere in un altro modo?
Mi piace/mi piacciono e dintorni: tanti modi per dire “mi piace”...
“Vado pazzo/matto per”. Significa “mi piace moltissimo”. ... “Adoro”. ... “Amo”. ... “Sono innamorato/a di”. ... “Apprezzo”. ... “Non mi dispiace”. ... “È una figata/uno sballo!”. ... “Mi garba”.
Cosa dire al posto di ma mi?
CONGIUNZIONI AVVERSATIVE Uniscono due parole o frasi mettendole in contrapposizione. Tra queste troviamo: ma, però, tuttavia, invece, piuttosto, bensì, ciononostante, anzi … La gonna è bella, però costa troppo. Ho sbagliato a scrivere, ma mi sono corretta.
Quando usare io e me?
usiamo "me" e "te" quando hanno la funzione di complemento predicativo del soggetto, con verbi come essere, sembrare, parere, ma il soggetto è differente: se tu fossi me; se io fossi te. Mentre se il soggetto è lo stesso si si usano "io" e "tu": io sono sempre io; da un po' di tempo tu non sei più tu.
Si può dire a me non mi piace?
Correttissimo. Nella frase principale, il predicato in forma negativa (non) piace viene completato dal pronome a me; nella coordinata (introdotta dalla congiunzione e) il predicato piacerà (anch'esso preceduto dal modificatore negativo di tempo mai) è completato dalla forma atona pronominale mi.
Come si usa il mi?
mi e ti significano rispettivamente a me e a te: perciò non si può dire “a me mi…” perché sarebbe come ripetere due volte a me a me; gli è il pronome che si usa come complemento indiretto alla terza persona singolare maschile: usarlo al posto del femminile le o del plurale loro è un errore!
A me mi è un errore?
A ribadirlo è l'Accademia della Crusca che sottolinea come il termine “a me mi” non sia errato ma sia semplicemente una ridondanza.
È corretto dire ma bensì?
Può essere usato come congiunzione, con valore avversativo-oppositivo, equivalente quindi a ma (a cui può essere accostato per rafforzarlo: ma bensì), invece, anzi, al contrario, ma può anche fungere da avverbio, con valore affermativo o rafforzativo, nel senso di “certamente”, “certo”, “sicuramente”.
Cos'è un pleonasma?
Il pleonasmo (dal greco πλεονασμóς: pleonasmós, "esagerazione") è un'espressione per cui si ha un'aggiunta di parole o elementi grammaticali non necessari, ma ritenuti erroneamente esplicativi di un'espressione già compiuta dal punto di vista informativo e sintattico.