"Vergognati" è un insulto?

Domanda di: Grazia Marchetti  |  Ultimo aggiornamento: 19 maggio 2026
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In base alla giurisprudenza italiana, l'espressione «vergognati» non costituisce generalmente reato, neanche di ingiuria, poiché viene considerata più un'espressione di disprezzo, un giudizio morale o una critica aspra piuttosto che un'offesa vera e propria. La Corte di Cassazione ha confermato che non denota una carica intrinsecamente offensiva tale da configurare un illecito penale.

Quali insulti sono un reato?

Gli insulti sono reato (diffamazione) quando offendono la reputazione di una persona assente, comunicando con almeno altre due persone o tramite mezzi di pubblicità (social media, stampa), mentre l'offesa diretta ("in faccia") non è più un reato ma un illecito civile (ingiuria depenalizzata). I reati includono l'attribuzione di fatti determinati (es. "ladro") o l'uso di espressioni che ledono gravemente l'onore e la reputazione, soprattutto se diffuse pubblicamente o tramite mezzi tecnologici, configurando anche casi di diffamazione aggravata.

Sputare contro qualcuno è reato?

Ebbene, secondo la Cassazione (sent. n. n. 33994/2024 pubblicata il 6 settembre 2024), lo sputo virtuale via social non può considerarsi reato, anche se questo ha il dichiarato intento di denigrare l'altrui reputazione. Da una parte c'è l'esimente del diritto di critica se il fatto denunciato è vero.

Quando l'insulto diventa reato?

L'insulto diventa reato in Italia quando non è rivolto direttamente alla persona presente (che è ingiuria, ora illecito civile) ma avviene in sua assenza e in presenza di almeno due persone (diffamazione) o tramite mezzi di pubblicità come i social media, configurando diffamazione aggravata. Diventa poi reato anche di minaccia se l'insulto contiene un avvertimento credibile di un danno ingiusto.

Come offendere con eleganza frasi?

Frasi offensive eleganti usano l'ironia, la sottigliezza e metafore pungenti per denigrare senza ricorrere a volgarità, concentrandosi sulla mancanza di intelligenza o valore dell'altro, come "Non sei degno del mio tempo", "Sei stata un capitolo, ma non eri il finale che meritavo", o regionalismi raffinati come "grullo" (Toscana). Si usano per sottolineare la superiorità intellettuale o di classe propria e la pochezza altrui, evitando insulti diretti ma lasciando un segno.

Gasparri - ACHILLE LAURO VERGOGNATI! (07.02.20)