Domanda di: Ing. Soriana Pagano | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.6/5
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Provvedimento – generalmente temporaneo – volto a garantire la rappresentatività delle donne nei segmenti della classe dirigente di soggetti pubblici e privati (vertici aziendali, consigli di amministrazione, liste elettorali) attraverso la definizione di una percentuale minima di presenze femminili.
A cosa servono le quote rosa e chi le ha introdotte?
Le cosiddette quote “rosa” sono uno strumento mirato a garantire la parità di genere in ambito lavorativo. In Italia sono in vigore dal 2011 per i consigli di amministrazione e i collegi sindacali delle società quotate in borsa e di quelle a controllo pubblico.
La Legge n. 120/2011 serve a stabilire una percentuale obbligatoria di presenza di entrambi i generi nelle attività lavorative, per garantire una rappresentazione paritaria. In Italia è il genere femminile ad essere penalizzato, da qui il modo comune di chiamare le quote di genere, “rosa”.
Si applica ai Consigli di Amministrazione e ai collegi sindacali. È una norma a tempo, valida per 3 mandati e prevede che le donne siano 1 quinto dei membri nel primo mandato e 1 terzo per gli altri due. Deputate ai controlli sono la Consob per le società quotate, il dipartimento Pari Opportunità per le controllate.
In Italia la Legge sulle Quote Rosa, n. 120 del 2011, fissava dapprima la quota al 20%, innalzata al 30% nel 2015, mentre un emendamento alla legge di bilancio 2020 ha elevato la quota di genere a 2/5 per i C.D.A. e i collegi sindacali delle società quotate.