Domanda di: Ing. Olimpia Silvestri | Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2023 Valutazione: 4.9/5
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Una delle metafore più celebri che hanno per oggetto Socrate è quella, scritta nell'Apologia di Socrate e pronunciata dal filosofo stesso, del tafano: infatti Socrate era “il tafano che punzecchia la vecchia cavalla”, dove l'insetto era ovviamente il filosofo, mentre la vecchia cavalla era l'antica città di Atene.
Questo (filosofo del V secolo a.C.) era considerato una vera scocciatura per gli ateniesi, a tal punto da meritarsi l'appellativo di tafano, in quanto riusciva a “smuovere” ogni cittadino, lo punzecchiava per stimolarlo.
Socrate si considerava un ostetrico di anime (difatti, la maieutica è "arte dell'ostetricia"), il suo dovere non era tanto chiarire la verità (del resto egli "sapeva di non sapere"), quanto invece quello di sostenere l'interlocutore nel far uscire fuori la verità da sé, poiché ciascun singolo, come si è detto, viene a ...
Dunque, secondo la testimonianza platonica, Socrate, condannato dal l'assemblea di Atene, bevve la cicuta e in pochi minuti fu ucciso dall'erba velenosa. Platone non tralascia di avvertire che Socrate avrebbe avuto la possibilità di salvarsi evadendo dal carcere.
La virtù come scienza del bene e il male come ignoranzaLa virtù, secondo Socrate, è quindi una scienza: quella del bene. Per questo motivo, chi agisce fa sempre ciò che considera per lui un bene: secondo il filosofo ateniese, quindi, «nessuno pecca volontariamente» e «chi fa il male, lo fa per ignoranza del bene».