Legumi, patate e polenta, per dare sostanza, cipolla ed erbe aromatiche per il sapore: combinando questi alimenti così semplici, nelle case più povere si realizzano da sempre piatti straordinari e gustosi.
I poveri mangiavano prevalentemente cereali, talvolta grano, più spesso segale e orzo che consumavano sotto forma di pane, zuppe o minestre, di farinata che era una specie di polenta. C'erano poi ortaggi e legumi: lattughe ,rape, cipolle, zucche, cavoli.
«Prima di tutto viene la polenta di mais, poi il pane di frumento, di segale, o misto; le castagne e le patate, quindi le erbe e gli ortaggi, in particolare i fagioli verdi o secchi; i prodotti caseari (latticello, formaggi, tome, ricotta, ...); un po' di carne di bovino, di pecora, di pollo e di coniglio, ma ...
Di regola, per colazione c'erano caffelatte, pane, burro e marmellata. A mezzogiorno e sera, minestrone, pasta o riso in tutte le varianti. Venerdì di magro e digiuno: tonno (venduto sciolto nelle botteghine), raramente pesce fresco; d'inverno il merluzzo.
Sulle tavole delle famiglie più ricche compaiono le minestre preparate con brodo o latte, riso e cereali, mentre le carni più pregiate sono selvaggina e pollame. E' di questo secolo l'abitudine di avvolgere le carni in croste di pane. Inoltre alla fine del Quattrocento compaiono le paste "all'italiana".