le definizioni di bene e di male che aprivano la quarta parte così suonavano: «per bene intenderò ciò che sappiamo con certezza che ci è utile»; «per male invece ciò che sap- piamo con certezza che ci impedisce di impadronirci di un certo bene».
In assenza del male la Natura presenta, nei suoi “modi”, una gamma di gradi della perfezione: una perfezione relativa alle singole cose determinate e quindi anche all'uomo.
Spinoza afferma che il bene più alto è l'interesse personale e che la carità è la conseguenza del giusto modo di realizzarlo. La religione prescrive di rifuggire dai piaceri terreni e, in particolare, dai piaceri del corpo. Spinoza afferma che quanto più 'vero' piacere noi abbiamo tanto più siamo perfetti.
Nella filosofia moderna, il male è inteso come imperfezione, “disvalore”, in opposizione ai sistemi normativi ed assiologici. L'uomo, per Hegel, è “cattivo per natura”, mentre il bene è lo scopo ultimo del mondo, in quanto libertà realizzata.
Il Bene si traduce quindi in 'giusta condotta': nell'agire secondo leggi morali dettate dall'esterno o autoimposte; il Male, ovviamente, nel suo esatto contrario. Ovviamente è possibile analizzare entrambi i poli secondo criteri differenti; la filosofia ne indaga principalmente due aspetti: uno metafisico e uno morale.