Domanda di: Dr. Emilia Neri | Ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2026 Valutazione: 4.7/5
(61 voti)
La poesia alessandrina (o ellenistica) è una raffinata forma di poesia greca sviluppatasi tra il IV e il I sec. a.C., principalmente ad Alessandria d'Egitto, caratterizzata da erudizione, brevità (brevitas), e una metrica curata, preferendo forme brevi come idilli, epilli ed epigrammi rispetto alla grande epica. Il suo stile è colto, rivolto a un pubblico di dotti, con Callimaco, Teocrito e Apollonio Rodio come massimi esponenti, influenzando notevolmente i poetae novi romani.
Enciclopedia on line. Maniera d'arte elaborata, dotta, raffinata, propria della letteratura e della poesia greca (Callimaco, Teocrito ecc.) nel periodo detto alessandrino o ellenistico (4°-1° sec. a.C. ➔ ellenismo).
L'alessandrino o martelliano è un verso composto da due emistichi di almeno sei sillabe ciascuno, nei quali la sesta sillaba è accentata. Può coincidere o meno con un dodecasillabo. Nella metrica francese e occitana, l'alessandrino è un verso composto da un doppio esasillabo (hexasyllabe).
Callimaco, Teocrito e Apollonio di Rodi sono tra i poeti maggiori. Per quanto concerne la retorica, il loro ideale è la semplicità degli antichi oratori attici. A Roma l'influenza della poesia alessandrina incomincia con i neoteroi (I secolo a.C.), dei quali il principale esponente è il poeta Catullo.
In particolare è composto da due parti, ciascuna di sei sillabe. Prende questo nome perché è usato per la prima volta nel Roman d'Alexandre, un fantasioso poema medievale (se non una serie di poemi) su Alessandro Magno.