Dopo aver partecipato all'assassinio di Giulio Cesare il 15 marzo del 44 a.C., Marco Giunio Bruto fuggì da Roma a causa dell'ostilità popolare fomentata da Marco Antonio. Insieme a Cassio, organizzò la resistenza repubblicana in Grecia, ma fu sconfitto dalle forze del Secondo Triumvirato (Antonio e Ottaviano) nella battaglia di Filippi nel 42 a.C.. Per evitare la cattura, si suicidò gettandosi sulla propria spada.
Gaio Cassio Longino, repubblicano, suicida dopo la sconfitta nella battaglia di Filippi. Marco Giunio Bruto, repubblicano, ucciso o suicida dopo la sconfitta nella battaglia di Filippi.
Alla fine del primo scontro, Cassio fu trovato ucciso lungi dal suo campo. All'indomani del secondo scontro, Bruto chiese alle quattro legioni che gli erano rimaste se volessero aprirsi la via verso gli accampamenti: le legioni rifiutarono. Bruto allora si appartò e si uccise o si fece uccidere (novembre 42).
tu quoque, Brute, fili mi? (lat. «anche tu, Bruto, figlio mio?»). – Parole che, secondo la tradizione, Cesare prima di morire avrebbe rivolto a Marco Bruto riconoscendolo tra i suoi uccisori.