In veneto, "che" corrisponde spesso al pronome relativo italiano, ma viene usato anche come congiunzione o rafforzativo. Un esempio tipico è "có" o "che" per indicare il tempo, come in "có te vien?" (quando vieni?). Altre espressioni comuni includono "xe robe che..." (sono cose che...) o l'uso di "che" nel parlato quotidiano.
Il dialetto veneto è ricco di frasi e proverbi che riflettono la saggezza popolare, come "Co le ciacole no se impasta e fritole" (con le chiacchiere non si impasta nulla), "El te magna i risi in testa" (sei molto sveglio), e "A chi non ghe n'ha, le calze xe curte" (a chi è povero, le calze sono corte), che esprimono concetti sulla vita, l'amore, il lavoro e la fortuna con un linguaggio colorito e metaforico.
In Toscana, Friuli e Umbria, per esempio, è “muci”, in alcune zone della Sicilia è “mucia” o “muscia”; nel dialetto napoletano è comune “miscia” o “muscia”, mentre - come attesta il dizionario Battisti-Alessio - in Lombardia, Veneto e Trentino è detto anche “min”.