La Sibilla Cumana era una sacerdotessa di Apollo: ispirata dal dio, forniva responsi e prediceva il futuro. La Sibilla scriveva le sue profezie su foglie, che però erano agitate e confuse dal vento, pertanto il significato delle sue parole risultava oscuro e ambiguo.
Il titolo di Sibilla Cumana era proprio dalla somma sacerdotessa italica, che presiedeva l'oracolo di Apollo (divinità solare ellenica) e di Ecate (antica dea lunare pre-ellenica), situato nella città magnogreca di Cuma.
Significa 'consigliera di dio'. Nome tratto dalla mitologia mediterraneo-orientale, le sibille erano le sacerdotesse di Apollo, mediatrici tra gli dei e gli uomini, considerate figlie di dei e ninfe. L'onomastico si festeggia il 19 marzo e il 9 ottobre.
“Ibis redibis non morieris in bello” - Andrai tornerai non morirai in guerra. Forte del responso positivo il giovane soldato andò in battaglia. Il soldato morì. La frase, in realtà, come tutti i responsi sibillini, è ambigua e si presta a diverse interpretazioni a seconda di come viene posizionata la punteggiatura.
Le sibille (in greco antico: Σίβυλλα, Síbylla; in latino: Sibylla) sono sia dei personaggi storicamente esistiti, sia figure mitologiche greche e romane. Erano vergini ispirate da un dio (solitamente Apollo) dotate di virtù profetiche e in grado di fare predizioni e fornire responsi, ma in forma oscura o ambivalente.