Chi decide il luogo dello smart working?

Redazione Pubblicato il

Il luogo dello smart working (o lavoro agile) è scelto dal lavoratore, che ha la libertà di individuarlo purché sia idoneo a garantire sicurezza, riservatezza e la regolare esecuzione della prestazione. Tuttavia, tale scelta avviene solitamente all'interno di una cornice definita dall'accordo individuale firmato con il datore di lavoro, che può porre limitazioni.

Chi decide lo smart working?

Nonostante queste specifiche, però, il datore di lavoro è libero di decidere se prevedere o meno, tra le modalità di lavoro della sua azienda, lo smart working. In caso decida di non inserirlo, i dipendenti appartenenti alle già citate categorie, non possono richiedere di avvalersi di questa modalità di lavoro.

Lo smart working può essere svolto ovunque?

Il telelavoro si svolge per forza a casa e i lavoratori sono vincolati dalle stesse regole e orari dell'ufficio. Cambia solo il luogo insomma, non le forme. Lo smart working può essere svolto ovunque, in biblioteca, al bar, in spazi co working, in un ambiente gradevole che piaccia al singolo lavoratore.

Il datore di lavoro è obbligato a concedere lo smart working?

Il datore di lavoro non può negare lo smart working, in maniera irragionevole o discriminatoria al lavoratore una volta accertata la sussistenza delle condizioni per ricorrere al lavoro agile. Ai sensi dell'art. 39, co. 2, D.l. n.

Quali sono le nuove regole per lo smart working nel 2025?

Nel 2025, la normativa italiana sullo smart working torna alla disciplina ordinaria, richiedendo l'accordo individuale tra datore e lavoratore, ma introduce novità significative dal 12 gennaio: comunicazione obbligatoria entro 5 giorni al Ministero tramite portale telematico, sanzioni per il mancato adempimento, e rafforzate tutele per i fragili (con possibili deroghe all'accordo individuale), oltre a nuovi obblighi informativi sulla sicurezza per le aziende.

Smart working, come funziona | Lavoro in pillole

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Il domicilio non è considerato luogo di lavoro?

Il domicilio del lavoratore non è considerato luogo di lavoro (D. Lgs. n. 81/2008, art.

Se il datore di lavoro rifiuta lo smart working?

Il datore di lavoro, che non concede il lavoro agile o da remoto al dipendente sin dal momento del riconoscimento della sua condizione di lavoratore agile, pone in essere una condotta discriminatoria e fonte di risarcimento danni. Così il Tribunale di Busto Arsizio, con la sentenza del 7 gennaio 2026.

Smart working si può fare all'estero?

Nello specifico, l'Aran, con il parere n. 39301/2025, ha chiarito che è legittimo lo svolgimento dello smart working all'estero.

Quanti giorni a settimana si possono lavorare in smart working?

Quanti giorni a settimana? In realtà, la normativa non indica un numero minimo o massimo di giorni settimanali durante i quali lavorare in smart working. La scelta del numero di giorni dipende molto da com'è strutturata l'azienda o la PA, dalle sue esigenze lavorative, dalla sua organizzazione.

Come può un datore di lavoro controllare a distanza i lavoratori in smart working?

Non è possibile mettere videocamere e sistemi di sorveglianza, non sono ammessi. Il controllo del lavoro a distanza non passa nemmeno attraverso l'utilizzo di tecnologie che permettono di geolocalizzare il tuo dipendente per sapere se sia seduto davanti al PC oppure sia fuori al parco.

L'azienda può revocare lo smart working?

Attualmente, lo smart working non è regolato dai contratti collettivi nazionali e può essere revocato dal datore di lavoro, previa comunicazione e nel rispetto di eventuali accordi.

Cosa deve fare un'azienda per attivare lo smart working?

D'altra parte, l'azienda può proporre lo smart working ai propri dipendenti, purché fornisca gli strumenti di lavoro necessari e stipuli un accordo individuale in cui vengono definite le modalità di esecuzione del rapporto, gli orari e gli eventuali protocolli di sicurezza per l'attivazione di questa condizione.

Smart working ci si può spostare?

La prima domanda che si pone è se si può lavorare in un luogo diverso dalla propria casa: la risposta è “dipende”. Ogni datore di lavoro che decide di concedere lo smart working deve stipulare con i dipendenti un accordo individuale scritto, che stabilisce in quali luoghi o tipologie di luogo potrà lavorare.

Quali sono gli svantaggi dello smart working?

Lo smart working, detto anche remote working o telelavoro, aumenta mediamente la produttività delle aziende e migliora il bilanciamento vita-lavoro dei dipendenti, ma può causare isolamento, burnout e rischi informatici.

Quali sono i vincoli degli smart workers?

lo smart working si svolge di norma senza vincoli di orario e luogo di lavoro, ma può essere organizzato per specifiche fasce di contattabilità, senza maggiori carichi di lavoro. In ogni caso, al lavoratore sono garantiti i tempi di riposo e la disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro.

Chi decide i giorni di smart working?

Come già specificato, il datore di lavoro si può riservare il diritto di controllare gli orari di lavoro dei dipendenti in smart working, in accordo con la norma stabilita dal dlgs. 15 giugno 2015, n. 81, che autorizza a utilizzare strumenti elettronici (app, software) per gestire la rilevazione delle presenze.

Quale difficoltà si può riscontrare con lo smart working?

La difficoltà a “disconnettersi” si conferma essere una particolare criticità per chi fa Smart Working: tra i white collar, il 40% degli smart worker soffre di overworking rispetto al 30% di coloro che lavorano sempre in sede e il 32% di chi lavoro da remoto senza alcuna forma di flessibilità.

È obbligatorio vivere dove si ha la residenza?

Cos'è il domicilio

Può coincidere con la residenza, ma non è obbligatorio. Ad esempio, uno studente che si trasferisce in un'altra città per frequentare l'università può mantenere la residenza nel suo Comune di origine ed eleggere un domicilio nella città in cui studia.

Distanza massima dal luogo di lavoro raggiungibile dalla tua residenza?

In ogni caso, se il trasferimento è verso una sede distante oltre 50 km dalla residenza del lavoratore e/o raggiungibile con mezzi pubblici in più di 80 minuti, il lavoratore, previo rifiuto del trasferimento, può rassegnare dimissioni per “giusta causa” con diritto alla NASpI.

Si può avere la residenza in un luogo e il domicilio in un altro?

La scelta del domicilio non non segue nessuna formalità, ossia non richiede alcuna registrazione. Questo significa che una persona può liberamente scegliere di avere il proprio domicilio in una città diversa dalla propria residenza anagrafica.