Chi decide il luogo dello smart working?

Domanda di: Sig. Amerigo Palumbo  |  Ultimo aggiornamento: 2 marzo 2026
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Il luogo dello smart working (o lavoro agile) è scelto dal lavoratore, che ha la libertà di individuarlo purché sia idoneo a garantire sicurezza, riservatezza e la regolare esecuzione della prestazione. Tuttavia, tale scelta avviene solitamente all'interno di una cornice definita dall'accordo individuale firmato con il datore di lavoro, che può porre limitazioni.

Chi decide lo smart working?

Nonostante queste specifiche, però, il datore di lavoro è libero di decidere se prevedere o meno, tra le modalità di lavoro della sua azienda, lo smart working. In caso decida di non inserirlo, i dipendenti appartenenti alle già citate categorie, non possono richiedere di avvalersi di questa modalità di lavoro.

Lo smart working può essere svolto ovunque?

Il telelavoro si svolge per forza a casa e i lavoratori sono vincolati dalle stesse regole e orari dell'ufficio. Cambia solo il luogo insomma, non le forme. Lo smart working può essere svolto ovunque, in biblioteca, al bar, in spazi co working, in un ambiente gradevole che piaccia al singolo lavoratore.

Il datore di lavoro è obbligato a concedere lo smart working?

Il datore di lavoro non può negare lo smart working, in maniera irragionevole o discriminatoria al lavoratore una volta accertata la sussistenza delle condizioni per ricorrere al lavoro agile. Ai sensi dell'art. 39, co. 2, D.l. n.

Quali sono le nuove regole per lo smart working nel 2025?

Nel 2025, la normativa italiana sullo smart working torna alla disciplina ordinaria, richiedendo l'accordo individuale tra datore e lavoratore, ma introduce novità significative dal 12 gennaio: comunicazione obbligatoria entro 5 giorni al Ministero tramite portale telematico, sanzioni per il mancato adempimento, e rafforzate tutele per i fragili (con possibili deroghe all'accordo individuale), oltre a nuovi obblighi informativi sulla sicurezza per le aziende.

Smart working, come funziona | Lavoro in pillole