Domanda di: Jari Damico | Ultimo aggiornamento: 17 maggio 2026 Valutazione: 4.9/5
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Il diritto di abitazione per gli eredi spetta principalmente al coniuge superstite sulla casa familiare del defunto, un diritto legale (Art. 540 c.c.) che si acquisisce automaticamente e non può essere negato dagli altri eredi, che diventano nudi proprietari, pagando IMU, mentre il coniuge paga solo se abitazione principale. Questo diritto è personale, non cedibile, e include anche l'uso dei mobili, gravando sulla proprietà del defunto e limitando l'uso degli altri coeredi, i quali possono chiedere un equivalente monetario in sede di divisione ereditaria.
Chi ha diritto di abitazione su una casa ereditata?
Anche in caso di successione legittima la legge, ai sensi dell'articolo 540, comma 2, del Codice civile, attribuisce il diritto di abitazione al coniuge superstite, anche in presenza di altri chiamati all'eredità. Il diritto di abitazione del coniuge superstite è riservato alla casa utilizzata come residenza familiare.
Quando muore il titolare del diritto di abitazione?
In base all'art. 1022 e successivi del Codice Civile, il diritto di abitazione cessa in diverse situazioni. La morte del titolare rappresenta una delle cause principali, interrompendo automaticamente il diritto.
In base alle disposizioni del codice civile il diritto cessa di esistere nei seguenti casi: morte del titolare, prescrizione, consolidazione, perimento del bene, rinuncia del titolare del diritto di abitazione, scadenza del termine indicato nell'atto costitutivo.
Il diritto di abitazione è un diritto reale di godimento mediante il quale il titolare dello stesso può utilizzare l'immobile od occuparlo, in ragione delle esigenze proprie e della propria famiglia, così come stabilito dall'art. 1022 del c.c.