A dare il nome ai singoli pianeti furono proprio gli astronomi greci che, nel corso dei secoli, svolsero approfonditi studi sul sistema solare. Basta pensare ad Aristarco di Samo, vissuto nel III secolo avanti Cristo, che considerava il Sole al centro del sistema solare.
Nel 1609 Galileo fu il primo uomo a puntare un telescopio verso Marte. Fu solo sul finire del XIX secolo che attente osservazioni e il miglioramento della tecnologia permisero di ottenere una visione sufficientemente nitida da distinguere le caratteristiche del suolo marziano.
In seguito, quando i Romani studiarono i testi di astronomia dei Greci, assegnarono ai pianeti i nomi delle proprie divinità: Mercurio (per Hermes), Venere (per Afrodite), Marte (per Ares), Giove (per Zeus) e Saturno (per Crono).
Siamo soliti identificare i pianeti del sistema solare con i nomi di divinità scelti dagli antichi. Mercurio, Marte, Venere, Giove e Saturno li chiamiamo così da sempre. Il loro nome deriva dalle divinità del culto pagano degli antichi romani, i primi a sceglierli.
Herschel chiamò quel corpo celeste Georgium Sidus («astro georgiano») in onore di re Giorgio III d'Inghilterra; altri lo chiamarono invece Herschel in omaggio al suo scopritore. Il nome Urano fu proposto per la prima volta nel 1850 come richiamo a Urano, la divinità della mitologia greca.