Il cuore d'atleta è una condizione tipica delle persone con abitudini sportive particolarmente elevate. Non è una malattia. Si tratta di un adattamento morfologico del muscolo cardiaco che, sottoposto a determinati stimoli, adegua il battito in modo da sopperire alle richieste imposte dallo sforzo fisico.
“A quel punto si possono avere sintomi come un'improvvisa mancanza di respiro, palpitazioni, frequenza cardiaca a riposo molto più alta del solito, oltre a valori alterati negli esami del sangue - spiega il cardiologo -. Per questo è bene fermarsi prima, senza eccedere”.
In parole più semplici, l'allenamento negli sport di resistenza (ciclismo, sci di fondo, maratona) determina un aumento dei volumi e della massa del cuore. Negli sport di potenza (sollevamento pesi) si ha invece un'ipertrofia del miocardio.
Un atleta giovane e in buona salute può avere una frequenza cardiaca compresa tra 30 e 40 bpm. È probabile perché l'esercizio rafforza il muscolo cardiaco. Permette di pompare una maggiore quantità di sangue con ogni battito cardiaco e quindi apporta più ossigeno anche ai muscoli.
Il cuore allenato aumenta la GS rispetto ai valori di riposo in misura superiore a quella del cuore di un soggetto sedentario; infatti a parità d'intensità dell'esercizio la FC nell'atleta è sempre largamente inferiore a quella del sedentario (bradicardia relativa durante lo sforzo).