In generale, chi lavora in Vaticano e risiede in Italia non fa il 730 per il reddito da lavoro dipendente percepito dalla Santa Sede. In base al Trattato Lateranense, tali stipendi sono esenti da IRPEF in Italia. Tuttavia, se il dipendente possiede altri redditi in Italia o deve dichiarare attività finanziarie all'estero, potrebbe dover presentare la dichiarazione.
No, il sistema fiscale del Vaticano è relativamente semplice e si basa su poche tasse. La maggior parte dei residenti, in particolare i membri del clero, sono esenti dalle imposte sul reddito. Le finanze sono gestite dall'APSA, che si occupa della raccolta delle tasse e della gestione delle spese.
A Roma i lavoratori del Vaticano sono da sempre visti come privilegiati, per la stabilità del loro posto di lavoro e perché i loro guadagni non sono tassati, in base ai Patti Lateranensi stipulati nel 1929 tra Italia e Vaticano.
La Città del Vaticano non è più (ufficialmente) un paradiso fiscale: è infatti entrata nella “white list” italiana agli effetti fiscali, provvedimento che consente la non applicazione di imposte su redditi di natura finanziaria percepiti dai residenti nei Paesi interessati.
CITTÀ DEL VATICANO - “Non siamo un'azienda e non tutto può essere misurato come deficit. Viviamo grazie all'aiuto dei fedeli e paghiamo 17 milioni di euro l'anno di tasse all'Italia. Lavoriamo per un sistema trasparente e per la centralizzazione degli investimenti”.