In Italia, i principali contrari all'entrata in guerra nel 1914-1915 (neutralisti) furono i liberali guidati da Giovanni Giolitti, la maggioranza del PSI (socialisti) e la Chiesa cattolica. Nel 1939-1940, tra chi si oppose all'ingresso nel secondo conflitto mondiale vi furono il Maresciallo dell'Aria Italo Balbo e altri settori della diplomazia, pur dichiarando la «non belligeranza».
Tra l'altro egli era convinto che la guerra sarebbe durata a lungo e che l'Italia non fosse militarmente preparata ad affrontarla. Inoltre, era contraria all'intervento in guerra e pacifista la Chiesa cattolica, sotto il pontificato di Benedetto XV, anche per i suoi stretti legami con la cattolica Austria.
Diario di Galeazzo Ciano, nota del 2 giugno 1940, edizione citata, vol. I, p. 274). Balbo muore volando il 28 giugno 1940, colpito dalla contraerea italiana nel cielo di Tobruk, al ritorno da un volo di esplorazione.
Un'Italia neutrale si sarebbe risparmiata devastazioni, crisi economica, perdite di vite umane e territoriali. Questo avrebbe probabilmente salvato Mussolini e la monarchia: il regime fascista (come il franchismo in Spagna) sarebbe forse durato fino alla morte del duce.
Mussolini tentò concretamente di eliminare la pasta dalla dieta italiana, sostenendo che rendesse il popolo “pesante” e poco combattivo. Dietro la scelta c'era anche un motivo economico: la pasta secca richiedeva grano importato ed era vista come un prodotto “americano”.