La legge però prevede il principio del “chi perde paga”, grazie alla regola della soccombenza: il giudice, con la sentenza che definisce il giudizio, condanna la parte soccombente a rimborsare alla parte vittoriosa le spese processuali sostenute.
1. Con il provvedimento che rigetta o dichiara inammissibile l'impugnazione, la parte privata che l'ha proposta è condannata alle spese del procedimento. 2. I coimputati che hanno partecipato al giudizio a norma dell'articolo 587 sono condannati alle spese in solido con l'imputato che ha proposto l'impugnazione.
90 del Codice di procedura civile, e prevede che ciascuna delle parti deve provvedere alle spese degli atti processuali che pone in essere e di quelli che chiede, e le anticipa per tutti gli atti necessari al processo quando l'anticipazione è posta a suo carico dalle leggi o dal magistrato.
Quindi, in linea di massima: se faccio una causa e la mia domanda viene accolta, la controparte mi dovrà pagare anche le spese legali che ho sostenuto per fare la causa; analogamente, se faccio una causa e la perdo, sarò io a dover pagare alla controparte le spese legali che ha sostenuto per difendersi.
Quanto tempo ci vuole per risarcimento dopo la sentenza?
L'Ente deve pagare le somme contenute in sentenza entro 90 giorni dalla notifica della sentenza stessa o della prestazione della garanzia, se essa è prevista. Il contribuente – dopo tale termine e nel caso di inerzia dell'ente- può promuovere il giudizio di ottemperanza.