Domanda di: Lorenzo De luca | Ultimo aggiornamento: 5 aprile 2026 Valutazione: 4.6/5
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I reati previsti dal D.Lgs. 231/2001, che comportano la responsabilità amministrativa dell'ente, possono essere commessi da soggetti interni in posizione apicale (amministratori, direttori, rappresentanti) o da sottoposti (dipendenti, collaboratori). Il reato deve essere compiuto nell'interesse o a vantaggio dell'ente stesso.
Quali sono i soggetti che possono commettere un reato 231?
Affinché sia punibile l'ente, il reato deve essere commesso da persone fisiche che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente ovvero da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza delle prime.
Tutte le persone fisiche (art. 27 Cost.) possono essere soggetti attivi del reato, hanno cioè l'attitudine a porre in essere comportamenti penalmente rilevanti, senza distinzione di età, sesso od altre condizioni soggettive essendo tutte dotate di capacità penale.
Quali soggetti ai sensi del d.lgs. 231/01 potrebbero commettere i reati a vantaggio o nell'interesse dell'ente affinché l'ente possa essere ritenuto responsabile?
L'art.
231/2001 prevede come l'ente sia responsabile per i reati commessi “nel suo interesse o a suo vantaggio” da persone che rivestano “funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale” (lett.
Il reato potrà essere, infatti, commesso da persone che rivestono un ruolo di amministrazione, rappresentanza o direzione dell'ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso.