I grammatici alessandrini furono filologi e studiosi greci attivi ad Alessandria d'Egitto tra il III e il II secolo a.C.. Operando nel contesto della cultura ellenistica, si dedicarono alla revisione e all'edizione critica dei testi, in particolare quelli omerici, introducendo metodi filologici per eliminare le interpolazioni.
Callimaco, Teocrito e Apollonio di Rodi sono tra i poeti maggiori. Per quanto concerne la retorica, il loro ideale è la semplicità degli antichi oratori attici. A Roma l'influenza della poesia alessandrina incomincia con i neoteroi (I secolo a.C.), dei quali il principale esponente è il poeta Catullo.
In particolare è composto da due parti, ciascuna di sei sillabe. Prende questo nome perché è usato per la prima volta nel Roman d'Alexandre, un fantasioso poema medievale (se non una serie di poemi) su Alessandro Magno.
I grammatici alessandrini furono filologi greci studiosi dei testi, che assunsero notevole importanza ad Alessandria d'Egitto nei secoli III e II a.C., quando la città divenne il centro della cultura ellenistica e, di fatto, mediterranea.
L'alessandrino o martelliano è un verso composto da due emistichi di almeno sei sillabe ciascuno, nei quali la sesta sillaba è accentata. Può coincidere o meno con un dodecasillabo. Nella metrica francese e occitana, l'alessandrino è un verso composto da un doppio esasillabo (hexasyllabe).