I "poeti maledetti" (poètes maudits) sono un gruppo di poeti francesi della fine del XIX secolo, definiti tali da Paul Verlaine nel 1883 per la loro vita sregolata, anticonformista e tormentata, segnata da alcol, droghe, eccessi e incomprensione sociale. I quattro esponenti principali spesso citati sono:
Paul Verlaine definì Poeti maledetti (Poètes maudits) i poeti, frequentati personalmente, ai quali dedicò nel 1883 l'opera omonima. Essi sono Tristan Corbière, Stéphane Mallarmé, Arthur Rimbaud, Auguste Villiers de L'Isle-Adam, Marceline Desbordes-Valmore e Pauvre Lelian, pseudonimo (e anagramma) dello stesso Verlaine.
Il 31 agosto 1867 moriva Charles Baudelaire, uno dei più famosi poeti e saggisti francesi del XIX secolo. La sua morte non fu del tutto inaspettata: a ucciderlo fu la sifilide, risultato di una vita di eccessi che lo portò alla tomba all'età di quarantasei anni.
Tristan Corbière, Arthur Rimbaud e Sthéphane Mallarmé furono definiti "poeti maledetti" da Paul Verlaine in una serie di articoli pubblicati sulla rivista "Lutèce" nel 1883.
La tesi è che Pascoli sia il nostro poeta maledetto o, detto altrimenti, che debba essere ricondotto a quella temperie estetico-filosofica e studiato in una prospettiva risolutamente europea.