Mussolini utilizza il poeta come propaganda e lo indica come guida da seguire . Il Duce fa diventare D'Annunzio principe di Montenevoso, anche se sarà poi messo in disparte ed allontanato dal fascismo. Negli ultimi anni della sua vita, il poeta è isolato dal mondo e scrive la sua ultima opera: “Notturno”.
Allo stesso tempo, Mussolini temeva il pensiero dannunziano il suo potere e la sua forza sovversiva, mentre D'Annunzio aveva un certo timore nel contrapporsi, se pur in maniera parziale, al regime fascista, temendo ritorsioni.
Mussolini, che ne temeva la popolarità e il prestigio, fece di d'Annunzio una sorta di padre della patria, tentando di assimilarlo al nuovo corso politico. Di lui diceva: «D'Annunzio è come un dente guasto: o lo si estirpa o lo si copre d'oro».
Ritiratosi nella villa Cargnacco, in quello che poi chiama il "Vittoriale degli Italiani", sul Lago di Garda, viene colto alla sprovvista dal colpo di mano di Mussolini, con cui negli anni avrà un rapporto difficile, pur diventando, nel 1937, presidente dell'Accademia d'Italia. Muore nel 1938.
Sui rapporti tra fiumanesimo e fascismo l'autore riprende l'ormai assodato afascismo(se così vogliamo definirlo) dannunziano: «Il regime saccheggiò il Fiumanesimo non solo dei simboli, della liturgia, delle parole d'ordine, dei metodi della propaganda politica, e in primo luogo del rito populista del 'discorso dal ...