A Napoli il Babà arriva grazie ai Monsù, cuochi francesi al servizio delle famiglie nobili partenopee. È stato amore a prima vista e, ancora oggi, non è domenica se alla fine del pranzo non arrivano le “paste” con l'intramontabile Babbà (con due b perché siamo a Napoli).
Una ricetta che lega Napoli, Francia e anche Polonia, perché a inventarla fu proprio il re polacco Stanislao Leszczyński, in esilio nella regione francese, che decise di aggiungere uno sciroppo al rum al kugelhopf, dolce tipico da lui considerato troppo asciutto.
Il babà è la derivazione di un dolce a lievitazione naturale originario della Polonia (babka ponczowa) e di altri paesi slavi. Perfezionato dai cuochi francesi assunse il nome di baba. Vide poi trasformato il proprio nome in "babbà" dai pasticceri napoletani.
Tra i migliori babà di Napoli ci sono quelli preparati da Scaturchio in piazza Maggiore, storica pasticceria che propone, oltre al soffice pasticcino al rum, anche pastiere e sfogliatelle. Ma il re dei suoi capolavori è lui, il mitico babò Vesuvio, che si può ammirare in vetrina.
La tipica forma “a fungo” la si deve al celebre pasticciere Nicolas Stohrer, giunto a Parigi con Maria Leszczyńska, fidanzata del sovrano francese. Un'altra versione delle origini faceva ricordare al re la gonna a campana (tonde) delle donne anziane che si chiamano babka.