Come fare per vendere torte fatte in casa?

Domanda di: Ruth Vitale  |  Ultimo aggiornamento: 22 agosto 2026
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Per vendere torte fatte in casa in Italia devi aprire una Microimpresa Alimentare Domestica (IAD), che richiede Partita IVA, iscrizione alla Camera di Commercio, formazione HACCP, autorizzazione ASL e SCIA al Comune, oltre a rispettare le norme igienico-sanitarie specifiche per l'adeguamento della cucina domestica e l'etichettatura dei prodotti, non essendo quasi mai possibile operare senza partita IVA o in modo puramente occasionale. Le normative sono stringenti e impongono la tracciabilità e la sicurezza degli alimenti, trasformando la tua passione in un'attività vera e propria.

Cosa serve per vendere dolci fatti in casa?

Nel caso in cui si vogliano vendere tali prodotti alimentari occorrerà (i) presentare una richiesta di autorizzazione all'ASL, (ii) presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al Comune, (iii) ottenere le necessarie certificazioni HAACP, (iv) aprire la partita Iva e iscrivere l'attività alla Camera ...

Cosa serve per vendere prodotti fatti in casa?

Vendere prodotti fatti in casa ai mercatini

Di seguito i documenti obbligatori: dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà mediante la quale si dichiara di esercitare l'attività di esposizione e vendita di beni materiali. tesserino degli hobbisti, a discrezione delle normative regionali o comunali di riferimento.

Si può vendere cibo fatto in casa?

La legge ti consente di vendere il cibo fatto in casa avviando una microimpresa domestica alimentare. Si tratta di un'attività con cui una persona prepara e vende il cibo preparato in casa (dalle conserve alle torte, dalla pasta alle bevande analcoliche) sia ai privati che alle aziende.

Che permessi servono per vendere cibo?

Per aprire un negozio di alimentari non serve una "licenza" specifica, ma un iter burocratico che include l'apertura di Partita IVA, iscrizione alla Camera di Commercio e presentazione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al Comune tramite lo Sportello SUAP, oltre a requisiti professionali (come il corso SAB se si somministrano anche bevande), notifica sanitaria all'ASL e adesione a INPS/INAIL, includendo anche il piano HACCP per la manipolazione degli alimenti.
 

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