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Come funziona il sifone inverso?
Il sifone rovescio si basa sul principio dei vasi comunicanti. Se in un tubo fatto ad U si introduce da uno dei due lati del liquido, questo risale nell'altro lato del tubo ad un livello pari a quello dell'altro lato.
Come facevano i pozzi I romani?
Per costruirlo si raggiunse una profondità superiore agli otto metri, lo scavo fu realizzato puntellando con tavole o altre strutture con funzione di centina. Raggiunto il fondo, si iniziò il rivestimento, con un doppio spessore di grossi ciottoli di fiume.
Come scaldavano l'acqua i romani?
Sotto il pavimento dei vari locali esisteva uno spazio libero, alto circa 60 cm in cui venivano fatte ardere delle fascine che, attraverso il pavimento stesso, riscaldavano gli ambienti¸ il fuoco giungeva in questo modo anche sotto le diverse vasche che dovevano contenere acqua calda.
Dove facevano il bagno i romani?
L'ambiente delle latrine era di solito rettangolare o semicircolare e aveva sedili di marmo lungo le pareti, sospesi sopra un canale dove scorreva l'acqua. Due mensole scolpite a forma di delfino servivano da appoggio alle braccia e da separazione col vicino, per comodità e per rispettare gli spazi.
Che acqua bevevano i romani?
Gli antichi romani erano famosi per le reti idriche, ma l'acqua potabile che scorreva nelle tubazioni era probabilmente avvelenata d un livello che potrebbe aver causato quotidianamente epidemie di vomito e diarrea e, alla lunga, danni al fegato e ai reni.
Come arriva l'acqua dell'acquedotto?
Come arriva l'acqua nelle nostre case? Dopo esser stata prelevata dalle falde e trattata mediante il processo di potabilizzazione, l'acqua viene immessa in pressione alla rete di distribuzione, in modo che possa raggiungere tutti gli utenti del servizio.
Come arriva l'acqua all'acquedotto?
L'acqua viene prelevata attraverso degli appositi pozzi, fori nel terreno dai quali si estrae l'acqua dalla falda profonda attraverso delle pompe, quindi è inviata nei serbatoi dove viene realizzata una serie di analisi e controlli di qualità.
Che cosa succede all'acqua nell acquedotto?
L'acqua che scorre negli acquedotti in buona parte, circa il 60%, prima di diventare potabile viene trattata per renderla bevibile, nel restante 40% si tratta di acqua estratta presso fonti di altissima qualità, che non necessitano di trattamenti, ovviamente ciò dipende dalla zona di estrazione.
A cosa serve il sifone Martino?
La sua funzione è di creare un ostacolo, una sorta di tappo idraulico, che ostruisce il passaggio dei cattivi odori della fognatura. Nella sua ansa è presente dell'acqua, il cui ristagno impedisce l'esalazione di ogni odore sgradevole.
Perché l'acqua di Roma si chiama Acqua Marcia?
L'Acqua Marcia (in latino Aqua Marcia) è il terzo acquedotto di Roma antica, costruito nel 144 a.C. e lungo circa 91 km, dal pretore Quinto Marcio Re al quale, per la realizzazione dell'opera, fu anche prorogata la naturale scadenza della magistratura.
Quanto erano alti gli acquedotti romani?
L'acquedotto ha una larghezza interna di 70 cm e altezza di 1 m., in modo che gli operai potessero entrare in caso di necessità. L'esterno era sigillato con intonaco in modo da tenere all'esterno l'acqua sporca. In vari posti venne creato un sistema di drenaggio per tenere lontana l'acqua presente nel suolo.
Come facevano l'amore gli antichi romani?
Anche nel mondo greco romano esistevano dei veri e propri manuali erotici, che descrivevano le varie posizioni da adottare durante un rapporto sessuale. Tra le posizioni più apprezzate vi era quella della “leonessa” e la “Venus Pendula” con la donna che cavalca l'uomo o seduta a gambe divaricate sopra di lui.
Come ci si puliva il sedere prima della carta igienica?
Nel periodo greco-romano, dal 332 a.C. al 642 d.C., greci e romani pulivano i loro derrières con un arnese chiamato tersorio, che consisteva in una spugna fissata all'estremità di una bacchetta che veniva lasciato nei bagni pubblici per uso comune.
Come si faceva una volta senza carta igienica?
Prima dell'Ottocento nessuno conosceva l'uso della carta igienica. Al suo posto si usavano foglie, ramoscelli e sassolini. Ma non solo: gli antichi Egizi, per esempio, utilizzavano la sabbia profumata con oli essenziali.
Perché l'acqua di Roma e buona?
Il 97% dell'acqua potabile della città proviene dalle sorgenti e il 3% dai pozzi, è fornita da ACEA ed è di altissima qualità; infatti, essa contiene sia cloro che una durezza moderata.
Come ci si riscaldava negli anni 50?
Per riscaldarsi negli altri ambienti venivano usati gli scaldini (caldani, in gergo paesano), all'interno dei quali venivano messe le braci; quasi tutti erano in terracotta, internamente smaltata ma mia nonna ne possedeva uno di pregio realizzato in rame, con il manico in ottone lavorato e lucidato, dotato di una ...
Come riscaldavano le case i nostri nonni?
Il caldanino era il vero calorifero dei nostri nonni. La base si riempiva di carbonella ardente e dalla struttura a campana usciva il calore. Dopo il 1950, in molte case cominciarono a sparire le stufe a legna utilizzate per riscaldarsi e per cucinare i cibi.
Come funzionavano i pozzi?
L'acqua presente nel sottosuolo, infatti, tende a risalire da sola grazie alla pressione che la stessa esercita. I pozzi in questione attingono l'acqua da un'apposita falda che viene definita artesiana e perforano la superficie della falda stessa fino a portare l'acqua a zampillare fuori.
Come filtravano l'acqua i romani?
Il sistema di presa dell'acqua del Setta consisteva in una galleria trasversale che, attraversando l'alveo del fiume, drenava l'acqua che filtrava nella ghiaia del torrente ad una profondità di 5 m sotto il letto del fiume.
Cosa usavano i romani al posto del cemento?
I romani prediligevano la calce pura (grassa), senza presenza di impurità argillose, e per ottenere la malta idraulica utilizzavano calce e pozzolana; per ottenere una malta impermeabile utilizzavano il cocciopesto, malta a cui aggiungevano della polvere ottenuta dalla frantumazione di materiali di argilla cotta quali ...