Domanda di: Dr. Mirco Grasso | Ultimo aggiornamento: 7 dicembre 2023 Valutazione: 4.1/5
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L'illuminazione era fornita dalla luce solare che entrava dal compluvium dell'atrio e illuminava di riflesso le stanze a esso adiacenti. Dal compluvium entrava, oltre che la luce anche l'acqua piovana che veniva raccolta in una vasca o cisterna quadrangolare al centro dell'atrio detta impluvium.
Il mezzo più comune di illuminazione degli interni era la lucerna, in terracotta e in bronzo era il più diffuso nel mondo romano a partire dal I secolo a.c. Essa veniva alimentata con dell'olio, a volte di oliva, ma pure di noce, di sesamo, di ricino o di pesce e probabilmente di olii minerali, già conosciuti nel ...
Nell'antichità i primi mezzi di illuminazione vennero forniti dalla natura stessa: l'uomo dovette immaginare un focolare trasportabile, ovvero piccoli e maneggevoli rami secchi infiammati, scelti tra quelli che ardevano più facilmente (in particolare le piante resinose).
La domus romana era una casa privata che si differenziava dalle ville situate fuori dalle mura della città (villa suburbana e villa rustica) perché era costituita da mura e senza finestre verso l'esterno. Essa era costruita con mattoni e calcestruzzo e si componeva di due parti.
Per illuminare, ci si serviva di lampade a olio in pietra o in argilla. Al centro avevano una specie di stoppino (fatto di materiale vegetale o di strisce di tela) che veniva acceso. Le lampade erano riempite d'olio o di sesamo.