Dal 1° gennaio 1999, i paesi dell'Unione europea hanno adottato l'euro come moneta comune. Il passaggio dalla circolazione nazionale a quella in euro è avvenuto in maniera graduale in tutti i paesi che hanno recepito, con leggi nazionali, i Regolamenti emanati dalle istituzioni comunitarie per regolarne l'introduzione.
L'Italia è uno dei Paesi fondatori dell'Unione europea, sin dal lontano 1951, quando insieme a Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi firmò il Trattato di Parigi che istituiva la Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA).
I leader europei accettarono le raccomandazioni contenute nella relazione Delors. Il nuovo trattato sull'Unione europea, che conteneva le disposizioni necessarie per la creazione dell'Unione monetaria, fu approvato durante il Consiglio europeo di Maastricht, nei Paesi Bassi, nel dicembre 1991.
Perché c'è stato il passaggio dalla lira all'euro?
Tra i vincoli per l'adesione c'era quello che il Paese doveva avere un rapporto debito pubblico/Pil inferiore al 60%, un parametro che non era rispettato da Italia, Grecia e Belgio. Il rapporto per l'Italia aveva mostrato una tendenza al rientro sul finire degli anni Novanta e tanto bastò per entrare nell'euro.
Il 13 settembre 1992 poi il governo Amato fu costretto ad annunciare l'uscita della lira dal sistema monetario europeo (SME) e ad accettare una significativa svalutazione, di fatto imposta dalla Germania.