La disuguaglianza si misura principalmente tramite l'indice di Gini, che varia da 0 (equità totale) a 1 o 100 (massima concentrazione). Altri strumenti includono la curva di Lorenz (rappresentazione grafica), il rapporto tra quintili (80/20), il coefficiente di variazione e la varianza. Queste metriche confrontano la distribuzione di reddito o ricchezza rispetto alla popolazione.
I valori assunti dagli indici risultano diversi se si misura la disuguaglianza: delle singole modalità rispetto ad un valore centrale. Ovvero si calcola determinando gli scostamenti, o scarti, tra le modalità del carattere e una sua media poi sintetizzati a loro volta come media.
Moltiplicando o dividendo per uno stesso numero negativo entrambi i membri di una disuguaglianza, si ottiene una disuguaglianza di verso opposto. La disuguaglianza tra due numeri concordi è di verso opposto a quello della disuguaglianza tra i loro reciproci.
L'indice di Gini è infatti pari alla metà della differenza media assoluta divisa per la media dei valori; questa divisione è necessaria per normalizzare l'indice.
Una rapida ricerca lo portò a individuare vari indici di disuguaglianza. Tra questi rientravano la varianza σ2=Σi(yi–μ)2/n e il coefficiente di variazione c=σ/μ, che gli erano noti sin dal corso di rudimenti di statistica (yi è il reddito dell'individuo i, μ il reddito medio e n il numero totale di individui).