Come prendere la disoccupazione anche se mi licenzio?
Domanda di: Dr. Caio Ferrari | Ultimo aggiornamento: 5 marzo 2026 Valutazione: 4.2/5
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In generale, non si ha diritto alla disoccupazione (NASpI) con dimissioni volontarie, ma si può ottenere solo in casi specifici come le dimissioni per giusta causa (mobbing, mancato stipendio, gravi molestie) o durante il periodo di maternità/paternità protetto, presentando domanda telematica all'INPS entro 68 giorni e documentando la motivazione valida. Se si cambia lavoro volontariamente, la NASpI è possibile solo se si hanno almeno 13 settimane di contribuzione nel nuovo rapporto di lavoro, che deve cessare involontariamente, ma dal 2025 ci sono nuovi requisiti più stringenti, come la necessità di un periodo contributivo specifico tra le dimissioni e la nuova perdita del lavoro.
Come dare le dimissioni e prendere la disoccupazione?
Per licenziarsi e ottenere la disoccupazione (NASpI), devi presentare dimissioni per giusta causa, cioè dovute a comportamenti gravi del datore (mobbing, mancato stipendio, molestie), comunicandole telematicamente entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro tramite il portale INPS o un patronato, specificando i motivi per cui il rapporto è divenuto insostenibile. È cruciale poter dimostrare la giusta causa per evitare il rigetto della domanda.
Quando ti licenzi (o vieni licenziato), ti spettano sempre le competenze di fine rapporto come TFR, tredicesima/quattordicesima maturate, ferie e permessi non goduti, oltre all'ultima busta paga; se sei stato licenziato involontariamente (non per dimissioni volontarie), hai diritto anche all'indennità di disoccupazione NASpI, che invece non spetta se ti dimetti volontariamente, a meno che tu non lo faccia per giusta causa o in casi specifici.
Chi si dimette volontariamente ha diritto alla disoccupazione?
Quando si ha diritto alla NASpI dopo le dimissioni
Il sussidio di disoccupazione spetta quando le dimissioni sono presentate per giusta causa, ad esempio in caso di mancato pagamento della retribuzione, molestie, mobbing, demansionamenti significativi o modifiche peggiorative sostanziali delle condizioni di lavoro.