Il saluto del legionario romano consisteva nel battere con forza il pugno o la mano destra tesa sul petto, ma solo col superiore, perchè il saluto tra militari di pari grado e il saluto gladiatorio
saluto gladiatorio
Il saluto romano, più correttamente saluto fascista perché in realtà mai in uso ai tempi dell'antica Roma, è un gesto in cui il braccio destro è completamente esteso in avanti e alzato di circa 135 gradi rispetto all'asse verticale del corpo con il palmo della mano rivolto verso il basso e le dita unite.
- Signa inferre! (Avanti le insegne!) Era uno dei gridi di battaglia per l'avanzamento dell'esercito contro il nemico. Era il motto dei senatori al popolo e all'Imperatore alla fine di ogni sessione senatoria che poi divenne il motto delle legioni al richiamo del generale o dell'Imperatore.
A un saluto del genere si rispondeva con "salve et tu", ossia "salute anche a te". "Quid agis?", il nostro "come va?" poteva essere la battuta adoperata per approfondire la conversazione. La stretta di mano non era molto diffusa: di solito ci si salutava così dopo un lungo viaggio.
La risposta era ovviamente "salve (ave) et tu" ovvero, "salute anche a te!" Se ci si fermava per scambiare qualche semplice parola, la formula più usata era quid agis?, ovvero, "come va?" oppure "cosa fai?".
Nell'articolo 4 si specifica: Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità indicate nell'articolo 1 è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.