Domanda di: Ing. Lidia Pellegrino | Ultimo aggiornamento: 19 novembre 2023 Valutazione: 4.7/5
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Per soccorrere una persona colpita da arresto cardiaco improvviso, occorre eseguire la rianimazione cardiopolmonare (RCP). Tuttavia la RCP da sola potrebbe non bastare per ripristinare il ritmo cardiaco corretto. Per questo si utilizza il defibrillatore.
In caso di arresto cardiaco è necessario un duplice intervento che comprenda sia il massaggio cardiaco esterno (o Rianimazione Cardiopolmonare, RCP) per supportare la circolazione sanguigna, sia l'utilizzo del defibrillatore automatico o semiautomatico esterno (DAE) per interrompere l'aritmia responsabile.
Come si chiama il macchinario per far ripartire il cuore?
Il defibrillatore automatico è un apparecchio in grado di controllare continuamente l'attività elettrica del cuore intervenendo principalmente in caso di improvvise accelerazioni legate ad un'aritmia ventricolare (tachicardia o fibrillazione) potenzialmente mortale.
DEFIBRILLAZIONE. La defibrillazione viene eseguita, prima della RCP (se ce n'è la possibilità), allo scopo di far ripartire il cuore e ripristinare il normale ritmo cardiaco. Essa richiede l'utilizzo di uno strumento particolare, il defibrillatore, capace di emettere delle scariche elettriche.
Comprimere il torace con una profondità di 5 centimetri mantenendo una frequenza di 100-120 compressioni al minuto, avendo cura di rilasciarlo completamente dopo ogni compressione. A questo proposito, è bene precisare che la frequenza non deve superare le 120 compressioni al minuto.