Domanda di: Ing. Luna Sala | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.4/5
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Paul Verlaine definì Poeti maledetti (Poètes maudits) i poeti, frequentati personalmente, ai quali dedicò nel 1883 l'opera omonima. Essi sono Tristan Corbière, Stéphane Mallarmé, Arthur Rimbaud, Auguste Villiers de L'Isle-Adam, Marceline Desbordes-Valmore e Pauvre Lelian, pseudonimo (e anagramma) dello stesso Verlaine.
Chi sono i poeti maledetti e perché si chiamano così?
Con la raccolta “I fiori del male” Baudelaire apre la stagione dei “poeti maledetti”, così chiamati per la loro vita sregolata, l'uso e l'abuso di alcool e droghe e il rifiuto della morale e del conformismo borghesi. Massimi esponenti di questa nuova generazione furono i francesi Verlaine, Rimbaud e Mallarmé.
I poeti maledetti, trattavano argomenti poco morali, perché secondo loro la letteratura deve aprirsi ad altri aspetti (es. omosessualità, alcol, prostituzione ecc.) e parlare agli individui. Usavano un linguaggio simbolico, per spiegare “cose impossibili da spiegare”, un linguaggio allegorico e musicale.
Da Michelangelo a Van Gogh, da Caravaggio a Edvard Munch, da Frida Kahlo a Jackson Pollock: gli artisti folli, psicotici e infelici che hanno cambiato la storia.
Erano poeti assoluti per l'immaginazione e nell'espressione. Erano mal visti dalla società, e lontani dalla cultura borghese, erano degli artisti geniali e pazzoidi, dediti alle droghe, all'alcol e ad ogni genere di vizio.