Domanda di: Alighiero Villa | Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2023 Valutazione: 4.1/5
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La sua filosofia è detta “criticismo” in quanto è segnata dal valutare e giudicare per stabilire limiti e possibilità delle esperienze umane. Appartengono al periodo critico i suoi tre capolavori: Critica della ragion pura (1781), Critica della ragion pratica (1788), Critica del giudizio (1790).
La filosofia di Kant è dunque chiamata criticismo poiché esamina la ragione con la ragione stessa. Questa posizione permette a Kant di stabilire i limiti – ma anche le modalità - della conoscenza come dato di fatto. L'esperienza resta comunque la condizione per eccellenza, che rende possibile la conoscenza.
In Kant il termine trascendentale passò a significare il meccanismo "formale" della conoscenza, a prescindere cioè dal contenuto di essa. Kant infatti vuole spiegare non che cosa si conosce, ma come avviene la conoscenza, ossia definire i presupposti teorici che rendono possibile la conoscenza.
In realtà queste tre idee non sono altro che l'oggetto specifico delle tre parti della metafisica: - Mondo: cosmologia razionale (razionale: perché la ragione tratta di questo argomento). - Anima: psicologia razionale. - Dio: teologia razionale.
Col nome di criticismo si designa, in generale, la dottrina filosofica che prospetta il problema della possibilità della conoscenza e si oppone quindi tanto al dogmatismo quanto allo scetticismo, che entrambi l'ignorano, l'uno affermando l'altro negando a priori il valore della conoscenza stessa.