La gioia di Cicerone per la morte di Cesare non durò a lungo, perché ad assumere il controllo della situazione a Roma fu Marco Antonio: durante le esequie funebri del dittatore infiammò la folla e la aizzò contro gli assassini del loro capo. Sentendosi in pericolo di vita, Bruto e Cassio abbandonarono la città.
Dopo la morte di Cesare (44 a.C.), si schierò con Bruto e osteggiò Marco Antonio. Ciò gli provocò il risentimento di Antonio che, dopo la costituzione del secondo triumvirato con Ottaviano e con Lepido, lo fece uccidere da alcuni sicari, nel 43 a.C., presso la sua villa di Formia.
Proprio Ottaviano, dopo aver combattuto la guerra civile contro Marco Antonio (che era stato stretto collaboratore del defunto dittatore), pose fine alla Repubblica e instaurò il Principato.
Per quale motivo Cicerone fu fatto uccidere da Antonio?
Il 7 dicembre del 43 a.C., 2061 anni fa, Marco Tullio Cicerone fu assassinato. Un delitto commissionato da Marco Antonio per mettere a tacere una voce scomoda e influente. L'autrice di «Tenebre» ci spiega perché il caso può essere letto come un esempio anche oggi.
Fortemente legato ai valori tradizionali del mos maiorum e all'ordinamento repubblicano, Cicerone elaborò un pensiero volto a garantire la sopravvivenza delle stesse strutture di governo repubblicane, minate da una forte crisi, tramite la ricerca di un ampio consenso all'interno della compagine sociale.