L'idrogeno viene compresso principalmente tramite compressori meccanici multistadio (a pistoni o a membrana) o idrurocompressori, portandolo a pressioni di 350-700 bar per lo stoccaggio e il trasporto. Questo processo, fondamentale per aumentarne la densità, genera calore, richiedendo sistemi di raffreddamento (fino a -40 ∘ 𝐶 − 4 0 ∘ 𝐶 ) per garantirne la sicurezza e l'efficienza.
Le tipologie di compressori più comunemente utilizzati per comprimere l'idrogeno sono: Compressore a pistone: è un tipo di compressore alternativo/lineare che utilizza un movimento avanti e indietro per spingere la barra idraulica e il pistone al fine di ridurre il volume occupato dal gas.
L'idrogeno può formare composti chimici con metalli o con leghe, i cosiddetti idruri metallici, che consentono lo stoccaggio allo stato solido: quando l'idrogeno entra in contatto con la superficie del materiale di stoccaggio, le molecole di idrogeno si scompongono in idrogeno atomico e penetrano nel materiale.
Qual è il metodo più diffuso per lo stoccaggio dell'idrogeno?
L'idrogeno viene tipicamente immagazzinato e trasportato in due forme: come gas idrogeno compresso o come liquido criogenico. Il modo più comune per stoccare l'idrogeno è in cilindri/serbatoi metallici o compositi di diverse dimensioni e capacità.
Ma, come visto, per ottenere 1 kg di idrogeno occorrono circa 50 kWh. Questa via è quindi accettabile soltanto per un costo del kWh estremamente basso. E 1 kg di H2, bruciando, produce circa soltanto 33 kWh. Quindi l'Italia avrebbe bisogno ogni anno di 1000 x 109 / 33 = 30 x 109 kg = 30 milioni di tonnellate di H2.