"Mannaggia", derivando da "mal n'aggia" (male ne abbia), non ha un equivalente esatto in latino classico, ma si traduce con interiezioni di disappunto o maledizione. Le opzioni migliori sono "Mali quid!" (Qualche male!), "Malum!" (Che il male [ti colga]!), o "Di te perdant" (Che gli dei ti perdano).
“Mannaggia” è un'imprecazione, e rivolgerla a una figura sacra per esprimere disappunto è quantomeno profano. Va però ribadito, come dicevamo, che il termine 'mannaggia', nel tempo, si è molto ripulito, ed è un'espressione così morbida da poter essere usata serenamente anche nel lessico infantile.
che esprime disappunto ed è equivalente a Accidenti!. In senso specifico "mannaggia" assume la caratteristica di imprecazione o di bestemmia quando il termine si accompagna a cose o personaggi sacri.
Mannaggia! Intorno all'origine e ai tempi, modi e luoghi della diffusione della parola mannaggia – un'esclamazione che può ricorrere da sola (“Mannaggia!”) o concorrere a formarne altre (“Mannaggia a te!”, “Mannaggia (al)la miseria!”) con lo stesso, ben noto significato di accidenti!
Per augurare il meglio in latino si usa principalmente "Ad maiora" (verso cose più grandi) o la sua forma estesa "Ad maiora semper" (verso cose sempre più grandi), un'espressione che incoraggia a non accontentarsi e a perseguire successi futuri, spesso usata dopo un traguardo raggiunto come laurea o promozione. Per augurare buona fortuna generica si può usare "Bona fortuna", mentre formule più formali includono "Quod bene vertat".