Domanda di: Luna Ferrara | Ultimo aggiornamento: 2 maggio 2026 Valutazione: 4.2/5
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Entrambe le forme sono accettabili, ma la scelta dipende dalla regola che si vuole seguire, con "non sono potuto/a" che segue la norma tradizionale (ausiliare del verbo all'infinito) e "non ho potuto" che riflette una tendenza più moderna e semplificata, soprattutto quando l'infinito è seguito da un pronome (es. "non ho potuto andarci").
l'ausiliare avere è già obbligatorio nel caso in cui con l'infinito si combini un pronome atono: «non ho potuto venirci»; se invece il pronome atono viene prima delle forme verbali, si ricade nella regola generale che impone essere: «non ci sono potuto venire».
Come si dice non ho potuto andare o non sono potuta andare?
La norma grammaticale sostiene che l'ausiliare da usare sarà quello proprio del verbo all'infinito a cui i servili sono uniti. Dunque: "Non sono potuto andare", "Non sono potuto venire", perché l'ausiliare di "andare" e "venire" è "essere".
2) Se il verbo che segue il servile è intransitivo, si può usare sia "essere" che "avere": es. "è dovuto uscire" o "ha dovuto uscire". 3) Se l'infinito ha con sé un pronome atono (mi, si, ti, ci, vi) bisogna usare "essere" se il pronome è prima dell'infinito (es.
Questi due ultimi verbi ammettono anche in lingua la possibilità di un uso transitivo e quindi, mentre uscire ed entrare prevedono tassativamente l'ausiliare essere, richiedono l'ausiliare avere: sono salito da te e sono sceso all'alba, ma anche ho salito la gradinata e ho sceso le scale.