Anzitutto, è importante non confondere il gerundio con il gerundivo. Il gerundio è un SOSTANTIVO VERBALE che serve a rendere la declinazione dell'infinito. Il gerundivo è invece un aggettivo verbale in -us, -a, -um che ha significato passivo ed esprime l'idea della necessità (puer laudandus: il ragazzo da lodare).
Il gerundio è un modo verbale piuttosto semplice, che si compone soltanto di 2 tempi: presente e passato. Il presente dei verbi in -ARE si forma con la desinenza -ando. Il presente dei verbi in -ERE si forma con la desinenza -endo. Il presente dei verbi in -IRE si forma con la desinenza -endo.
Il gerundivo si trova in latino in diversi costrutti: 1. serve, in alternativa al gerundio, a declinare l'infinito presente del verbo; 2. in unione con il verbo sum forma la perifrastica passiva, con cui la lingua latina esprime il concetto di dovere, obbligo, necessità [▸ p. 48].
Es: amandus= da amare \ che deve essere amato. Quando in latino si trova un gerundivo concordato con un nome, bisogna tradurre il verbo del gerundivo al modo infinito nel caso in cui si trova, facendo seguire il complemento oggetto del sostantivo che è concordato con il gerundivo.
Esprime il fine dell'azione: spesso si può rendere con una proposizione finale. b. Assume la funzione di predicativo dell'oggetto con verbi che significano “dare”, “mandare”, “affidare”, “darsi cura” e “prendere/dare in appalto”.