In spagnolo, la b (chiamata be) si pronuncia generalmente come in italiano, chiudendo le labbra (bilabiale), e ha lo stesso suono della v. È una consonante occlusiva forte a inizio parola o dopo n/m (es. banco), mentre diventa più dolce e morbida (fricativa) tra due vocali (es. cabe), senza mai vibrare come la V italiana.
La risposta breve è che lo spagnolo ha ereditato il suo alfabeto dal latino, che a differenza dello spagnolo distingueva i due, e lo spagnolo ha generalmente mantenuto la b o la v dalla parola etimologica di origine.
Far gonfiare le guance e serrare le labbra, dopo qualche secondo di pressione chiedere di soffiare l'aria facendo vibrare le labbra. Chiedere al bambino di fare finta di masticare tenendo le labbra chiuse ed esagerando i movimenti.
La lettera ñ ovvero n+tilde è una delle peculiarità della lingua e dal punto di vista fonetico suona come il nostro gruppo “gn”. Il simbolo fonetico è “ɲ” ed è, come già detto, un suono nasale palatale, si ottiene cioè facendo uscire l'aria dal naso mentre la lingua tocca il palato.
Nel XII secolo, i monaci copiavano libri a mano. E invece di scrivere la doppia n come nella parola annus, iniziarono a mettere una virgulilla (tilde) sopra la n per risparmiare inchiostro. E così nacque la ñ, letteralmente un'abbreviazione medievale.