Quest'esperienza ci permette di squarciare il velo di Maya del fenomeno e vedere la cosa in sé. Per chi conosce, il corpo non è semplicemente un oggetto di conoscenza, ma è evidenza prima: è qualcosa di cui si fa esperienza immediata e che si conosce mentre si esperisce.
Il velo va strappato tramite le tre vie di redenzione dal dolore. Si tratta delle tre strade che possono sconfiggere il dolore e l'ignoranza dell'uomo. Esse sono l'arte, la pietà e l'ascesi. Secondo Schopenhauer la vita dell'uomo è infatti come un pendolo che oscilla tra la noia e il dolore.
In che modo l'uomo può squarciare il velo del fenomeno e afferrare la cosa in sè?
La volontà di vivere
Proprio questo ci permette di squarciare il velo del fenomeno e cogliere la cosa in sé. Infatti, ripiegandoci in noi stessi, scopriamo che la radice noumenica del nostro io è la volontà: noi siamo volontà di vivere, un impulso irrazionale che ci spinge, malgrado noi stessi, a vivere e ad agire.
Il “velo di Maya” è un'espressione coniata dal filosofo tedesco Arthur Schopenhauer, grande studioso delle filosofie induiste. Secondo lui, il velo di Maya era l'illusione che impediva all'essere umano di fare esperienza della Verità, del principio assoluto di realtà.
Dopo aver squarciato questo ”Velo”, secondo Schopenhauer si giunge ad un'altra vita: non più fenomenica ed illusoria ma noumenica, ossia senza false illusioni che viene identificata con il momento in cui annulliamo la nostra volontà di vivere e ci apriamo all'esperienza del nulla, alla privazione dei piaceri materiali.