Domanda di: Dr. Romolo Rizzo | Ultimo aggiornamento: 11 maggio 2026 Valutazione: 4.7/5
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Gabriele D'Annunzio non si suicidò, ma morì il 1º marzo 1938 per un'emorragia cerebrale al Vittoriale. Sebbene circolassero voci su un possibile suicidio, a causa del suo uso abituale di cocaina e sostanze, il certificato ufficiale riportò cause naturali. Tuttavia, il poeta temeva la morte e l'aveva predetta.
Gabriele d'Annunzio muore il 1° marzo 1938 alle 20.05 per emorragia cerebrale mentre era seduto al tavolo da lavoro nella stanza della Zambracca della Prioria. Alcuni anni prima aveva previsto la sua morte: “La sensazione della corda nel cervello – che è per spezzarsi, che può spezzarsi.
Il Vate aveva iniziato la sua esperienza con la droga negli anni di Fiume, alla ricerca di nuove stimolazioni artificiali da assumere prima delle grandi orge. Nella sua vita, D'Annunzio sperimentò la cocaina e divenne tossicodipendente a Fiume.
I rapporti tra Gabriele D'Annunzio e Benito Mussolini furono sempre contraddittori. Si detestavano reciprocamente: D'Annunzio guardava Mussolini dall'alto in basso, mentre il Duce tollerava questa superiorità apparente.
Gabriele D'Annunzio ebbe rapporti complessi e spesso conflittuali con Mussolini, ma una frase celebre rivolta al Duce, durante la visita al Vittoriale nel 1925, fu incisa sulla 《Stanza del Mascheraio》: "Teco porti lo specchio di Narciso? / Questo è piombato vetro, o mascheraio. / Aggiusta le tue maschere al tuo viso / ma pensa che sei vetro contro acciaio". Questo esprimeva il suo disprezzo per la presunta falsità di Mussolini, confrontandola con la sua arte, e prefigurava la sua superiorità "spirituale" sulla forza bruta fascista, pur usando lo slogan "Me ne frego", d'origine dannunziana, che Mussolini poi adottò.