I bovini vedono però diversamente da noi: hanno una visione a 330°, prevalentemente laterale monoculare a grandi distanze, essendo un animale predato ciò permette di pascolare e ruminare per ore tenendo sotto controllo il territorio circostante.
Rispetto all'uomo, i bovini vedono in modo più acuto il bianco, il nero e i contrasti di colore. Quindi riescono a definire meglio i contorni degli oggetti. Invece, la loro visione binoculare e il loro campo visivo sono più ridotti. La loro visione notturna è migliore e si adatta più velocemente al buio.
Questi animali distinguono bene i colori delle lunghezze d'onda lunghe (giallo, arancione e rosso) e meno quelli delle lunghezze d'onda più corte (blu, grigio e verde) e questo, si pensa, può aver aiutato la loro risposta e sopravvivenza quando un membro della mandria è attaccato e viene versato del sangue.
I bovini hanno una buona memoria spaziale, ricordano la posizione dei secchi per il cibo per almeno quarantotto ore, sono in grado di imparare semplici labirinti o la posizione del cibo nei campi, e possono anche attraversare un labirinto complesso quando sono fornite opportunità di apprendimento passo-passo.
Il meccanismo della visione negli animali è molto simile a quello nell'uomo: uno stimolo luminoso colpisce le cellule retiniche più esterne (fotorecettori), viene trasformato in impulso elettrico e tramite il nervo ottico e le altre strutture nervose raggiunge la corteccia visiva dove viene acquisito come immagine.