Cosa cambia tra domestico residente e non residente?

Domanda di: Ing. Eufemia De luca  |  Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023
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L'utenza domestica, a sua volta, si distingue in due sottocategorie. L'utenza domestica residente è quella attiva nelle abitazioni in cui una persona vive. Quella non residente, invece, è relativa alle seconde case, dimore in cui la persona è proprietaria, ma non vi risiede.

Cosa cambia tra tariffa residente e non residente?

Come suggerisce il nome, la tariffa “residente” è destinata alle forniture legate alla casa di residenza. Rispetto a quella per “non residenti”, permette di risparmiare sulla bolletta: anche se pagano il canone TV, i “residenti” sono esentati dalla quota aggiuntiva di 72,85 € annui.

Quanto cambia la bolletta da residente a non residente?

Oggi per tutte le utenze domestiche (residenziali e non) esiste la tariffa TD che non considera più la differenza della bolletta luce tra residente e non residente. Non è progressiva e il costo per la gestione del contatore e delle spese di trasporto sono uguali per i due tipi di utenze.

Quanto costa la luce se non si è residenti?

Le utenze luce e gas senza residenza con consumi bassi o nulli pagano un costo annuo sulle bollette aumentato del +109 per cento (fino a 150 euro in più l'anno). Quelle che consumano mediamente da 500 a 1.500 kWh annui pagano dall'11 per cento al 47 per cento in più (fino a 118 euro in più l'anno).

Come passare da domestico non residente a residente?

Per effettuare il passaggio da residente a non residente o viceversa, prima di contattare la società, tieni a portata di mano il Codice identificativo dell'utenza (Codice POD), i dati anagrafici dell'intestatario, un documento di riconoscimento o autocertificazione di residenza e l'indirizzo di fornitura.

Differenza tra tariffa domestico residente e non residente