Per Aristotele, l'amicizia (philia) è una virtù indispensabile, un bene supremo e una necessità vitale, fondamentale per la felicità umana, tanto da affermare che nessuno sceglierebbe di vivere senza amici. Trattata ampiamente nell'Etica Nicomachea (Libri VIII-IX), è definita come benevolenza reciproca, nota e condivisa tra persone che desiderano il bene l'uno dell'altro.
Amicizia fondata sul piacere: Amicizia fondata sull'utilità: Amicizia fondata sulla virtù: Nel pensiero aristotelico, l'amicizia è una delle virtù più elevate e significative della vita umana, essendo fondamentale per il benessere individuale e sociale.
“Gli uomini malinconici sono tra tutti i più arguti.” “Anche agli dei piace scherzare.” “Ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendolo.” “L'intelligenza non consiste soltanto nella conoscenza, ma anche nella capacità di applicare la conoscenza alla pratica.”
Non esiste una singola frase "più bella", ma molte significative, come quella di Francis Bacon che dice "L'amicizia raddoppia le gioie e divide in due le sofferenze", o quella di Elbert Hubbard: "Un amico è qualcuno che sa tutto di te e ancora ti ama", e ancora di Ralph Waldo Emerson: "L'amico è la persona davanti alla quale posso pensare ad alta voce", sottolineando la libertà e la comprensione reciproca. Altrettanto celebre è l'idea che "La vera amicizia resiste al tempo, alla distanza e al silenzio" (Isabel Allende).
Secondo Oscar Wilde, l'amicizia è l'unico autentico sentimento, visto che l'amore è una malattia, intrisa di possesso, pretese, gelosia e sofferenze. Il valore di un uomo non è allora rappresentato dalla schiera di scalpi amorosi collezionati, ma dal numero dei veri amici conquistati sulle strade palpitanti della vita.