Il Salmo 42 (41 nella numerazione greca) è un accorato lamento di un levita in esilio che esprime una sete profonda e spirituale di Dio, paragonandola a quella di una cerva verso i corsi d'acqua. Il testo descrive l'angoscia per la lontananza dal Tempio, gli insulti dei nemici ("Dov'è il tuo Dio?") e il ricordo nostalgico delle celebrazioni passate, culminando nella speranza fiduciosa nella salvezza divina.
Nell'originale ebraico si parla del "Dio che è gioia del mio giubilo". Si tratta di un modo di dire semitico per esprimere il superlativo: il Salmista vuole sottolineare che il Signore è la radice di ogni felicità, è la gioia suprema, è la pienezza della pace.
Il Salmo responsoriale fa parte della Liturgia della Parola, che nella Santa Messa segue i Riti introduttivi e precede la Liturgia Eucaristica. Esso è chiamato anche Graduale e segue la proclamazione della Prima lettura (che durante la Santa Messa feriale è anche l'unica).
Il secondo libro contiene i successivi 31 salmi (42-72), 18 dei quali attribuiti a Davide (51-65. 68-70) e uno a Salomone (il 72), dei figli di Core (42. 44. 45.
Il Salmo 77 è un canto di Asaf che esprime angoscia e dubbio, ma si trasforma in un ricordo delle meraviglie di Dio, culminando nella fiducia nella sua fedeltà e potenza, descrivendo la liberazione del suo popolo dall'Egitto attraverso Mosè e Aronne, guidandoli come un gregge. Inizia con una preghiera notturna e un lamento per la presunta perdita della benignità divina, ma poi si ricorda dei prodigi passati, proclamando che nessun Dio è grande come Dio, che opera meraviglie e guida il suo popolo.