Il Salmo 73, attribuito ad Asaf, è una riflessione sapienziale che affronta la crisi di fede causata dal successo dei malvagi e dalla sofferenza dei giusti. Il salmista ammette di aver quasi vacillato invidiando i prepotenti, ma trova la risposta entrando nel santuario di Dio: la prosperità degli empi è temporanea e finisce in rovina, mentre il vero bene è la vicinanza a Dio, la vera "rocca".
Il salmo 73 descrive un vero e proprio itinerario, assai tormentato. Parla qualcuno che è entrato in crisi: la sua esperienza sembra negare che la vita e il mondo siano nella mani di Dio.
Il salmo 73 (72 secondo la numerazione greca) costituisce il settantatreesimo capitolo del Libro dei salmi. III secolo a.C. È tradizionalmente attribuito ad Asaf.
Signore, mio Dio, in te ho trovato rifugio: salvami da chi mi perseguita e liberami, perché non mi sbrani come un leone, dilaniandomi senza che alcuno mi liberi.
Il Salmo 91 è universalmente riconosciuto come il salmo più potente, celebre per la sua fortezza come preghiera di protezione, guarigione e liberazione dalle avversità, affidandosi a Dio come rifugio e fortezza, con promesse di sicurezza anche di fronte a pericoli e mali, e per questo è spesso usato in esorcismi e momenti di grande bisogno spirituale, insieme ad altri potenti salmi come il 23 (il pastore) e il 51 (il penitenziale).