Domanda di: Lorenzo Caputo | Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2023 Valutazione: 4.3/5
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In ambito filosofico e teologico per “relazione di causalità” si intende la dipendenza che una “cosa” ha da un'altra “cosa” quanto alla sua esistenza e al suo mutamento (essere e divenire). Per cui se non esistesse la prima “cosa” (causa) non potrebbe darsi, nemmeno l'esistenza o il mutamento della seconda “cosa”.
Secondo questa teoria l'azione è causa dell'evento quando, secondo la migliore scienza ed esperienza del momento storico (cioè secondo il metodo scientifico-causale) l'evento è conseguenza certa o altamente probabile, dell'azione, in quanto senza di essa l'evento non si sarebbe verificato.
caṡualità s. f. [der. di casuale]. – L'esser casuale: la c. di un fatto, di un avvenimento; anche (ma meno bene), fatto casuale, caso, accidente: è avvenuto per pura casualità.
Per parlare di rapporto causale, osserva Hume, abbiamo bisogno di tre elementi: la contiguità spaziale tra due fenomeni, la loro successione temporale e la necessità di questa successione. Ora, l'esperienza può offrirci solo i primi due elementi, ma mai il terzo, perché essa ci dice cosa è accaduto, non cosa accadrà.
La critica svolta da Hume alla nozione di causalità mira a dimostrare che noi non percepiamo mai una reale connessione fra due oggetti posti in un rapporto di causa-effetto, ma che tale connessione è semplicemente un'impressione della mente, ossia la determinazione della mente a passare da un oggetto ad un altro.