Si sa (anche attraverso altri testi di Heidegger su Nietzsche, inclusi in raccolte che circolano da anni in italiano) che per Heidegger la metafisica è il pensiero che dimentica l'essere nella sua differenza dall'ente, e lo identifica con l'oggettività dell'oggetto che si dà in modo indubitabile all'occhio della mente.
Il carattere illusorio della metafisica: Nietzsche attacca gravemente la metafisica e il concetto di trascendenza affermando che essa duplica il mondo immaginando idealisticamente una realtà in sé dietro ai fenomeni che non esiste.
Nietzsche dice che i sentimenti morali non hanno origine in un regno superiore dello spirito, ma da impulsi inferiori, bisogni e istinti "umani, troppo umani" (da qui il titolo dell'opera). Dunque afferma che dietro i comportamenti considerati piu nobili vi sono in realtà i moventi piu bassi.
In Nietzsche il senso, infatti, appare come fenomeno connesso all'esperienza del valore e del fine: il valore definisce un fine al quale tende il volere e lo stesso divenire delle cose, cosicché il senso si produce nell'esperienza della “meta” che rende possibile l'azione e intorno alla quale si organizza ogni andare.
Dalle precedenti affermazioni Nietzsche continua la sua disanima: «Ogni religione è nata dalla paura e dal bisogno e si è insinuata nell'esistenza fondandosi su errori della ragione […] Fra la religione e la scienza non esiste parentela, né amicizia né inimicizia, essi vivono su pianeti diversi».