Domanda di: Dr. Antonio Rossi | Ultimo aggiornamento: 24 novembre 2023 Valutazione: 4.1/5
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La crosta bianca coperta di peluria del camembert e del brie può essere consumata senza problemi. La muffa nobile di colore bianco che ricopre la crosta è prodotta dal fungo Penicillium candidum o da varietà dello stesso. Contrariamente a quanto indica il nome, queste colture di funghi non producono la penicillina.
2° modo: mangiare la crosta insieme al resto del formaggio
La crosta del formaggio viene solitamente scartata, ma, nel caso del brie, questo non accade, poiché anche la suddetta parte è mangiabile, ed anzi regala una piacevole sensazione di scioglimento in bocca.
Il Brie è un formaggio definito a "crosta fiorita". La crosta si forma in seguito al trattamento con funghi del genere Penicillium. Tra quelli impiegati vi è soprattutto il Penicillium camemberti che viene appositamente selezionato per l'industria casearia e impiegato per la fabbricazione del brie.
Ad esempio, Penicillium camemberti e Penicillium roqueforti sono sfruttati per la produzione del formaggio camembert, roquefort, e brie. Il Penicillium glaucum è invece l'indiscusso protagonista del gorgonzola.
Quando le croste sono trattate con conservanti, in particolare con l'E235 (natamicina), vanno evitate. Questo è il caso, ad esempio, di alcuni pecorini, caprini freschi, ma anche di Asiago e Montasio. In questo caso l'etichetta del formaggio deve riportare il conservante e la dicitura “crosta non edibile”.