tu quoque, Brute, fili mi? (lat. «anche tu, Bruto, figlio mio?»). – Parole che, secondo la tradizione, Cesare prima di morire avrebbe rivolto a Marco Bruto riconoscendolo tra i suoi uccisori.
Questa forse tra le frasi più emblematiche della storia dell'Antica Roma, che raccontano della morte di Caio Giulio Cesare, assassinato dai suoi più fedeli e, quanto ci tramandano le pagine dei libri, dal suo stesso figlio, Marco Bruto.
Quali sono state le ultime parole di Giulio Cesare?
"Tu quoque, Brute, fili mi" è la frase di Giulio Cesare per eccellenza e, probabilmente, anche l'unica che non ha mai pronunciato. Stando a quanto raccontato da Svetonio, infatti, il celeberrimo giorno delle idi di marzo del 44 a.c. l'imperatore accoltellato si limitò ad emettere un assai meno cinematografico gemito.
Il termine deriva dall'espressione latina "tu quoque" che significa "anche tu". Un esempio di affermazione con risposta contenente la fallacia: "È sbagliato fare del male agli altri." "Ma anche tu quando sgridi tuo figlio gli fai del male!"
Sempre secondo la tradizione, la risposta di Bruto a "tu quoque, Brute, fili mi?", dopo aver pugnalato anche lui Cesare, sarebbe stata "Sic semper tyrannis!" ("Così sempre ai tiranni!").