Come D'Annunzio aspira a riconoscersi nel tutto e ad affermare nella dimensione del panismo la propria identità, così Montale è costretto a riconoscersi nei frantumi scissi dal contesto, particolari espulsi dall'universale, e costretto a misurarsi con la crisi di identità apportata dal destino di deiezione e di ...
Montale è stato definito il “poeta della disperazione”: chiuso in un freddo e insensibile dolore, proietta il suo “male di vivere” sul mondo circostante, dando origine ad una sofferenza non solo umana, ma addirittura cosmica e universale.
Soprannominato il Vate (allo stesso modo di Giosuè Carducci), cioè "poeta sacro, profeta", cantore dell'Italia umbertina, o anche "l'Immaginifico", occupò una posizione preminente nella letteratura italiana dal 1889 al 1910 circa e nella vita politica dal 1914 al 1924.
Il tutto in una cornice splendida: amava il lusso e vivere al di sopra delle sue possibilità. Come un dandy di fine Ottocento, voleva brividi e una vita al di fuori delle convenzioni borghesi: proprio come Andrea Sperelli, il protagonista del primo dei suoi sette romanzi, Il piacere (1889).
La poesia per Montale è in realtà uno strumento che egli stesso utilizza per effettuare una vera e propria indagine sull'esistenza dell'uomo nella società contemporanea, sempre alla ricerca di qualcosa che non è conoscibile.